lunedì 14 dicembre 2009

LA LETTERA CHE MUORE #3

"Verso la twitteratura?"


My design for Twitter's "over capacity" screen
Inserito originariamente da Mykl Roventine


Bentornati a La lettera che muore, la rubrica di Finzioni che ha tante domande e nemmeno una risposta, e che, proprio per questo motivo, è sempre al passo coi tempi.

La storia dell’umanità è segnata da invenzioni che hanno cambiato radicalmente i nostri rapporti col mondo e con gli altri. Pensate alla ruota, un mondo post-industriale senza di essa sarebbe oggi inconcepibile. Pensate al preservativo, fino al 1960 era fatto col budello animale (bleah), ma ha sempre permesso di avere rapporti sessuali con frequenza e sicurezza. Oppure pensate alla carta, senza la quale per voi sarebbe impossibile leggere Finzioni. Nonostante ciò, all’epoca c’era molto scetticismo di fronte a questi oggetti geniali. Ve lo immaginate? “Infilare il mio pene nel budello di un maiale?! Non sia mai!” Oppure: “Scrivere su questi straccetti bianchi? Meglio la pietra che è più solida e duratura”. In fin dei conti è prerogativa dell’uomo essere diffidente di fronte alle novità. Poi, come sempre, è la storia a mettere l’ultima parola.

Oggi ci troviamo di fronte ad un altro di questi momenti epocali. C’è un’invenzione che potrebbe nuovamente cambiare il nostro modo di vedere le cose. E, vista la portata dell’avvenimento, l’argomento è più o meno sulla bocca di tutti. Sto parlando dalla nuova alfabetizzazione veicolata dal web in generale, e, in particolare, vorrei fare riferimento a Twitter, social network che permette di postare segmenti testuali non più lunghi di 140 caratteri.

Ultimamente si sente parlare spesso della sua applicazione alla “letteratura” (con gli ormai famosi, per chi segue questa rubrica, empi diacritici). È convinzione comune che si possano scrivere romanzi in 140 caratteri. Certo, dicono gli integrati, bisogna andarci coi piedi di piombo, ma il futuro della letteratura è la brevità. Non c’è più tempo per spararsi dei pistolotti come la Recherche o come L’uomo senza qualità. E se non c’è tempo per leggerli, figuriamoci per scriverli! Perciò proliferano concorsi per scrivere mini-romanzi su Twitter; se ne possono contare a decine, centinaia, e l’entusiasmo è alle stelle, perché diventare romanziere sembra finalmente essere alla portata di tutti.

Ma a me piace soffermarmi a riflettere su come cambiano le cose e credo che piaccia anche a voi. Allora è giusto dire che questa cosa della brevità non è mica nuova. Un certo Hemingway agli inizi del ‘900 scrisse quello che fu definito il romanzo più breve del mondo: “Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate”. A parte l’amarezza celata nelle poche parole dello scrittore americano, possiamo ritrovare la stessa brevità in contesti più vicini alla nostra cultura: i proverbi e i detti popolari. Questo ritorno al passato vuole forse dire che la letteratura sta diventando una cosa più popolare, quindi più aperta a tutti, quindi più giusta? Ben venga, ma io questo proprio non ve lo so dire. Però posso fare un’altra domanda.

Dove andremo a finire? Forse il romanzo diventerà una forma letteraria polisintetica, un po’ come la lingua eschimese, per cui una sola parola esprime una moltitudine di relazioni, sia grammaticali che semantiche? Ve lo potete immaginare? Una parola, un romanzo. Insomma, uno scrive “casa”, e ha praticamente scritto un libro, magari pure un best seller. Se l’opera è così aperta come si dice, poi spetterà al lettore ricostruire la storia sulla base delle proprie connessioni inferenziali. Casa: 5 milioni di copie vendute. Sarebbe incredibile, no? Non ci credete? Forse non ci credo più di tanto nemmeno io. Ma chi avrebbe mai pensato che l’uomo avrebbe messo piede sulla luna? E chi, quindici anni fa, si sarebbe potuto aspettare tutti i cambiamenti degli ultimi cinque anni?
Staremo a vedere. Io per sicurezza mi tengo in serbo un bel po’ di parole pronte a diventare best seller.

Se ricordate, avevo parlato degli stessi argomenti qualche settimana fa: c'era il MatteoBBLog, c'era Wired, c'era la Feltrinelli e ora ci aggiungo anche Il Sole 24 Ore.
Queste sono le dinamiche di un'esplosione su larga scala, sta diventando irrefrenabile.
Perciò mi è sembrato giusto scriverne un articolo su Finzioni, che uscirà a breve col n°8. Aggiungo domande alle domande sperando che prima o poi qualcuno sia in grado di darmi una risposta.
Se anche voi come me avete un sacco di domande ABBONATEVI A FINZIONI!!! Alcuni dei recensori sono molto più intelligenti di me e hanno già trovato le risposte ;D



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