martedì 22 dicembre 2009

L'ORALITURA... eh?!



Scusate l'attesa, ma ultimamente sono stato presissimo (e lo sarò anche nel prossimo mese) dalla stesura della mia tesi di laurea. Si intitola "I percorsi dell'oralitura: un'indagine tra Africa e Italia", e ovviamente parla dell'oralitura.
- Orali-che?!, direte voi... ORALITURA!!!, rispondo io.
Insomma, l'oralitura è un'ibrido mediale tra oralità e scrittura (e la definizione è ovviamente una crasi dei due termini), e dato che qui si parla di media, m'è parso opportuno condividere con voi le mie pene.
Perciò non voglio tirarla troppo per le lunghe.
Mi limito a citare il caro e buon vecchio Frasca, senza il quale  non sarei qui a scrivre un blog: “percepire i cambiamenti è pratica che necessita dei più rigorosi esercizi di estraneità”. Ma i cambiamenti culturali, fortunatamente, non lasciano invariate le coincidenze spazio-temporali fra un punto di osservazione e un punto osservato. Le modificazioni della cultura, intesa come trasmissione del sapere. Impongono una ridefinizione complessiva dello spazio fisico, un ridisegnarsi dei rapporti e una conseguente rilettura del mondo. Le cose della cultura mutano, e sebbene con maggiore lentezza di quanto l’ansia del nuovo non finisca ogni volta col desiderare, comunque sempre più rapidamente dei nomi che ne sono cancelli e custodi. Ecco perché la necessità di coniare nuovi termini per seguire gli andamenti di queste trasformazioni: per non rimanere aldilà del cancello e fermi nella strada dell’evoluzione culturale.
Ecco il perché dell'oralitura.
E ora vi saluto e torno a scrivere la tesi... che stress! (Mi servirebbe proprio un bel massaggio...)

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