"Quante Kcal ha un libro?
E quanti Km ti permette di percorrere?"
Lost in Literature
Inserito originariamente da truds09
Bentornati a La Lettera che muore, la rubrica di Finzioni che tiene sempre i piedi in due staffe. E che, per capire come cambia il mondo, torna indietro al Medioevo. Già, perché oggi voglio parlarvi di un oggetto a tutti noi molto caro, un oggetto di cui si paventa la scomparsa ormai da un lustro bello e buono. Come avrete capito sto parlando del nostro più amato compagno di viaggio: il libro.
Fu solo nel Medioevo infatti che il libro divenne un vero e proprio oggetto di consumo, quasi come lo intendiamo noi. La cultura europea medievale, tra scriptoria monastici e spinte scolastiche, introdusse un nuovo tipo d’appetito e di conseguenza un nuovo tipo d’appetente. Tipo, quest’ultimo, in cui noi di Finzioni, e immagino anche voi, ci riconosciamo appieno. Sto parlando del cosiddetto topo da biblioteca.
Petrus Comestor, del quale ho anticipato le gesta il mese scorso, fu il capostipite e il più famelico esemplare di questa stirpe di roditori beneducati, e noi non siamo altro che suoi epigoni. Ovviamente si tratta di un nomignolo affibbiatogli dagli invidiosi, ma lui ne andava così fiero che vi dedicò addirittura il proprio epitaffio: “Petrus eram… dictusque comestor, nunc comedor”, che suona più o meno così: “Pietro sono stato… e chiamato il divoratore, ora sono divorato”. Tutti all’epoca sapevano che ciò che Pietro il Mangiatore mangiava erano i libri. E Pietro il Mangiatore era più che felice di essere conosciuto con questo nome e si vantava del fatto che, pur rimanendo giorni e notti chiuso tra quattro pareti ricolme di voluminosi libri, viaggiasse più di qualsiasi avventuriero. Un po’ come il ragazzetto di Baudelaire: “Pour l’enfant, amoureux de cartes et d’estampes, l’univers est égal à son vaste appétit…”.
Oggi le nostre concezioni di viaggio e di appetito sono completamente cambiate. Le barrette energetiche prendono il posto della pastasciutta, mentre i più strenui sostenitori dell’ebook, ovvero dell’acerrimo nemico del nostro caro libro, tentano di farci credere che quest’ultimo prodigio della tecnologia permette di godere maggiormente della letteratura in viaggio, evitando dolorosi mal di schiena dovuti all’eccessivo peso dei voluminosi libri. Non pensano che tutto ciò comporterebbe la privazione di un’indispensabile nutriente: come se uno con carenze di ferro cominciasse a ciucciare un martello piuttosto che mangiare un bel piatto di fegato alla veneziana. E Petrus Comestor lo sapeva bene: si è riempito la pancia di libri ed è vissuto più di cent’anni.
Ma come negare lo sviluppo tecnologico? In ultima analisi non posso che trovarmi d’accordo con gli strenui sostenitori, e confessare che prima o poi comprerò anch’io il prodigioso supporto. Ancora una volta, e come sempre, dipende tutto da noi e da cosa decidiamo di fare dei mezzi a nostra disposizione. Se volete alleggerirvi la schiena e la coscienza, usate pure l’ebook. Ma se come me volete nutrire il corpo e lo spirito, non dovete fare altro che divorare un caro vecchio libro: è ricco di fibre e chilocalorie, fonti d’energia indispensabili all’organismo. Insomma, provate voi a digerire cavi elettrici e microchip!
P.S. Ancora a proposito del viaggio. Io non credo a tutto quello che mi dicono, ma credo in quello che leggo. Coleridge ha chiamato questa cosa “sospensione dell’incredulità”. Perciò credete a questo: in un bel libro di Massimiliano Governi c’è scritto che nei libri vecchi e ammuffiti si possono trovare dei parassiti che, una volta depositati sulla muffa delle pagine e delle copertine, rilasciano delle spore allucinogene. Questa è la prova definitiva che con i libri si viaggia… e che viaggi!
Come avrete capito anche questo pezzo l'ho scritto per Finzioni. Progetto di lettura creativa...
... ...
e allora che state aspettando???
ABBONATEVI A FINZIONI: costa due birre, ma vi sballa molto di più!