lunedì 18 gennaio 2010

GIGIONE, o IL NEOLOGISMO



Ormai la terza stagione di X Factor è terminata da più di un mese, come sapete ha vinto Marco: senza dubbio una gran voce, ma anche e soprattutto facente parte del gruppo di Morgan; per cui i fan più consumati ed abili nel prevedere le dinamiche del programma, avevano ipotizzato fin dall’inizio la sua vittoria. Senza troppi vanti posso affermare di far parte di questa schiera di aficionados. Non so voi, ma oltre al senso di predestinazione coatta, un’altra sensazione sgradevole mi ha accompagnato sino al finale di stagione. La sensazione che mancasse qualcosa. E questo presentimento si è palesato proprio durante l’ultima puntata, quando i giudici, per commentare la prova di Giuliano (lo sfidante), hanno usato numerose perifrasi per esprimere in fondo solo due concetti: “Perfetto e gigione”.

Ebbene sì, mancava qualcosa, e quel che mancava era LEI, la Regina della televisione, l’erede indiscussa di Raffaellà Carrà, LEI, quella bella topona di Simona Ventura. E non dico “topona” per l’ovvio riferimento al suo florido davanzale e agli spacchi vertiginosi che rivelano cosce giunoniche (non solo per lo meno). Simona Ventura è una topona culturalmente parlando.

Come ricorderete bene, qualche tempo fa vi ho parlato dei topi di biblioteca, categoria alla quale anche noi apparteniamo, in un modo o nell’altro, e Simona Ventura di questo gruppo è uno degli esponenti più rivoluzionari. Mentre noi ci limitiamo ad essere degli abili lettori, la Simona nazionale, non contenta, ha deciso di mettere mano al vocabolario italiano per rinnovare definitivamente la nostra lingua. È quel che si dice una topa linguisticamente attiva, o un’attivista del topos della lingua. Probabilmente non legge tanti libri, ma il suo contributo è stato decisivo: con la sua presenza nelle prime due edizioni, X Factor è diventato, piuttosto che una fabbrica di talenti, una fabbrica di neologismi da far impallidire perfino Anthony Burgess.

Pensate al termine “gigione”. La parola esiste già nel vocabolario italiano: nel linguaggio teatrale il gigione è un attore che tende a strafare, ad esagerare nella recitazione; per estensione è quindi una persona vanitosa che vuole primeggiare ad ogni costo. Quindi la Ventura che cosa fa? Prende un termine esistente (probabilmente a sua insaputa) e opera un’irradiazione semantica, reintroducendolo con significati differenti. Il gigione venturiano è stato applicato a canzoni degli U2 e di Baglioni, che hanno poco o niente in comune se non la tendenza ad identificare prodotti di massa e di largo consumo; significa inoltre facilotto, sicuro, ma anche poco incline agli sperimentalismi.

Si tratta un’operazione imperialistica di appropriazione indebita: con il termine gigione non c’è più la necessità di trovare sinonimi o complicate circonlocuzioni esplicative, basta una semplice parola di uso comune che significa tutto. Perciò il neologismo venturiano differisce completamente da quello dell’autore di Arancia meccanica. L’invenzione linguistica di Alex rappresentava principalmente la sua umanità, la sua facoltà di essere umano, mentre quella della Ventura sta al principio della disumanizzazione: la riduzione del lessico medio conduce ad una diminuzione dell’articolazione del linguaggio, forse il fattore decisivo per distinguere l’uomo dall’animale.

Perciò occhio alla Ventura! È di gran lunga preferibile la verbosità di Morgan, e forse è proprio per questo motivo che ho continuato e guardare X Factor. Ma tu, Simona, rimani sempre la mia topona preferita.
Lascio a voi intendere in che senso.

Solo su... Finzioni n° 9



 

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