domenica 28 febbraio 2010

Mi scuso con i lettori fidati

Scusate l'assenza prolungata, ma finalmente ho consegnato la mia tesi e sono tornato in libertà. Pensate, non sono riuscito neppure a scrivere il mio usuale (e mensile) articolo per Finzioni (il magazine letterario di cui faccio orgogliosamente parte, http://www.finzionimagazine.it/) perchè ero veramente con l'acqua alla gola. Ho dovuto riciclare brandelli di tesi per non lasciare una pagina bianca.
Li riciclo anche qui, giusto per smaltire tutti i rifiuti accumulatisi in questo tempo.



"Questo mese ho proprio rischiato di non riuscire a scrivere il mio pezzo. Se state leggendo, beh, sappiate che il rischio di non leggere quello che state leggendo è stato altissimo. E se siete dei lettori fidati, mi scuso preventivamente per quello che vi apprestate a leggere. Non perché si tratti di cose balorde e senza senso, ma perché il tempo che vi ho dedicato è decisamente minore di quello che voi cari lettori fidati meritereste. Mi scuso soprattutto perché quello che state per leggere è frutto di una vera e propria operazione di riciclaggio. Come vi dicevo, queste righe hanno fortemente rischiato di non vedere la luce, e il motivo essenziale è che da un paio di mesi a questa parte mi sono impegolato a scrivere una tesi mastodontica per le mie limitate capacità intellettuali, una tesi talmente mastodontica che sta letteralmente assorbendo tutto il mio tempo, perciò da due mesi a questa parte non faccio altro che leggere per la tesi e scrivere per la tesi. La mia vita è la tesi, e così ho deciso di scrivere qualcosa sulla mia tesi.
Poco male, infatti uno dei testi cardine della mia tesi è proprio La lettera che muore del buon vecchio Frasca, che ha sempre un po’ di cose intelligenti da dire, e perciò gli argomenti non potrebbero essere più calzanti per questa rubrica che voi lettori fidati leggete con tanta passione che spesso io mi emoziono.

L’argomento principale della mia tesi è l’oralitura. E che diavolo è l’oralitura? Mi domanderete voi lettori fidati. Beh, l’oralitura è un ibrido mediale fra l’oralità e la scrittura, e il termine è evidentemente una crasi di queste due “tecnologie della parola”.
E che ce ne frega a noi dell’oralitura? Diranno a questo punto i lettori meno fidati. Probabilmente niente, ma lasciate che vi citi un passo della tesi, a sua volta carpito da La lettera che muore del buon vecchio Frasca.

“Percepire i cambiamenti è pratica che necessita dei più rigorosi esercizi di estraneità. Ma i cambiamenti culturali, fortunatamente, non lasciano invariate le coincidenze spazio-temporali fra un punto di osservazione e un punto osservato. Le modificazioni della cultura, intesa come trasmissione del sapere. Impongono una ridefinizione complessiva dello spazio fisico, un ridisegnarsi dei rapporti e una conseguente rilettura del mondo.  Le cose della cultura mutano, e sebbene con maggiore lentezza di quanto l’ansia del nuovo non finisca ogni volta col desiderare, comunque sempre più rapidamente dei nomi che ne sono cancelli e custodi. Ecco perché la necessità di coniare nuovi termini per seguire gli andamenti di queste trasformazioni: per non rimanere aldilà del cancello e fermi nella strada dell’evoluzione culturale”.
Ecco perché l’oralitura.

Tutto questo per dimostrare che l’ibridazione di due media può aiutare a riflettere criticamente sulle cose del mondo. Ma soprattutto per proseguire la strada dell’evoluzione culturale. Che per me in questi mesi è significato, tra le altre cose, leggere alcuni libri che probabilmente non avrei mai letto senza questa tesi. Things Fall Apart di Chinua Achebe è un tragico grande Gatsby africano mescolato a un saggio di etnologia. The Palm-Wine Drinkard di Amos Tutuola è un fantastico viaggio in un carnevale africano a metà tra le novelle boccaccesche, la fantasia più oscura di Hoffmann e lo sperimentalismo linguistico di Joyce…

Detto questo concludo, e mi scuso ancora con i lettori fidati. Spero di avervi offerto comunque qualche spunto interessante. Vi siete accorti che ho tentato di scrivere mantenendo il più possibile uno “stile orale”? Forse no… in ogni caso questa dovrebbe essere più o meno l’oralitura. Già mi fischiano le orecchie per i commenti malevoli dei lettori poco fidati, ma non m’importa. Mi importate voi, cari lettori fidati, e fidatevi che dal prossimo mese tutto tornerà come prima. Il 26 febbraio consegno la tesi e poi sarò tutto vostro." 

Naturalmente lo trovate su Finzioni n.10
Ciao-o-o-o

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