sabato 22 maggio 2010

Ebook, nostalgia e ironia



Io sono un macluahniano convinto, credo fermamente nel determinismo tecnologico. Lo dico per mettere subito le cose in chiaro e perché non possiate cadere nella tentazione di considerarmi un nostalgico. Certo, non sono tanto estremista da pensare che i cambiamenti tecnologici siano fattori decisivi nel determinare altrettanti cambiamenti sul piano sociale, storico, cognitivo e culturale. Ma quando si tratta di raccontare storie, beh, in questo caso le tecnologie della parola contano eccome. E posso ben dire che “il medium è il messaggio”!
Fino a quando le parole erano scalfite sulla pietra restavano come monumenti immutabili destinati a dettare legge nella comunità. Poi con i rotoli di pergamena la scrittura si fa cosa ben più leggera e accessibile, il pensiero filosofico trova il proprio supporto ideale ed ecco che nasce la cultura occidentale. E infine con l’invenzione della carta (prima), ma soprattutto della stampa (poi) il romanzo apre le porte alla società borghese. E non solo: l’invenzione di Gutenberg non si è limitata a cambiare le carte in tavola… senza troppi problemi ha sostituito l’intera tavola!
Tanto che noi continuiamo a desinare sullo stesso piano di legno massiccio anche oggi. Ma le cose stanno cambiando. Oggi i tavoli non sono più in faggio o rovere. Li compri all’IKEA, paghi molto meno, hanno un design accattivante e durano il giusto. Sembrano non avere punti deboli. Lo stesso vale per l’ebook, che secondo molti sostituirà il libro. Non a caso è nata da poco Edigita, la prima piattaforma italiana dedicata alla distribuzione degli eBook promossa dai gruppi editoriali Feltrinelli, Messaggerie Italiane con GeMS, RCS Libri. Per ora hanno cominciato a digitalizzare alcuni testi già dati alle stampe, poi chissà...


Secondo Eco il passaggio non sarà poi così sentito e le cose non cambieranno di molto: in fin dei conti ci si troverà di fronte alla stessa struttura sequenziale tipica del romanzo. Ma ricordiamo che il mezzo è il messaggio. E negli ultimi anni abbiamo visto tutti come le nuove tecnologie abbiano rinnovato i modi di fare letteratura (se ancora così possiamo chiamarla!). I programmatori, ad esempio, dicono che col Tristano di Ballestrini si possono comporre 109.027.350.432.000 libri diversi. Oppure basti pensare all’autorialità collettiva del web.
Ecco, io credo che per prima cosa l’ebook sia destinato a raccogliere i nuovi modi di fare letteratura, le sollecitazioni al cambiamento, gli sperimentalismi, che poi magari diventeranno la letteratura del futuro. E ben venga, perché prima o poi le cose devono cambiare, altrimenti cominciano a far la muffa.
Certo, c’è ancora chi vuole godersi la lettura sfruttando i campi del sensorio come ha fatto finora. Per questi irriducibili invito a seguire le parole di suor Teodora: “Ieri scrivevo della battaglia e nell’acciottolio dell’acquaio mi pareva di sentir cozzare lance contro scudi e corazze, risuonare gli elmi percossi dalle pesanti spade; di là dal cortile mi giungevano i colpi di telaio delle sorelle tessitrici e a me pareva un battito di zoccoli di cavalli al galoppo: e così quello che le mie orecchie udivano, i miei occhi socchiusi trasformavano in visioni e le mie labbra silenziose in parole e la penna si lanciava per il foglio bianco a rincorrerle”. Così lei scrive, e noi leggiamo.
Senza il foglio bianco cosa possiamo rincorrere?
E sia chiaro, per concludere: non c’è nostalgia in tutto ciò. Ad alcuni potrà mancare il suono delle pagine sfogliate, per i sostenitori dell’ebook potremmo sostituirlo con l’inconfondibile sonoro della connessione a internet dei vecchi modem 56k: anche quella è pur sempre nostalgia.
Questa è ironia, sia ben chiaro…

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