Il sogno era quello di creare una base social sulla rete che potesse influenzare benevolmente anche la vita reale. E per un po' è stato anche così: vedi l'elezione di Obama, la corsa agli aiuti per Haiti, una voce unita per le donne in Iran. Tutte cose belle. Tutte molto social. E la gente in giro per il mondo che tesse le tue lodi, perché l'hai reso possibile.
O magari no. Magari il sogno inizialmente non era così umanitario. Ridimensionato sulla scala privata poteva trovare la sua origine in un cuore spezzato che vuole riallacciare i rapporti con una metà ormai distante. L'hai fatto per amore. Ma anche in questo caso si sentono cantare inni alla tua persona. Pensa a tutti coloro (e sono tanti) che sperimentano "l'amore" on line sparandosi dei gran segoni di fronte alle foto di ragazze che per esibizionismo o per un senso di emancipazione lasciano pubblica la visione dei loro album fotografici. Non ci sono dolcevita in quelle foto... e allora anche i maialini della rete ti idolatrano. Per loro sei come un dio.
Ma ora le cose non stanno più così. Ti avviso - ma sicuramente lo saprai già - che il 31 maggio un corteo scenderà in piazza per protestare proprio contro di TE. Magari protesteranno contro il sistema e per il diritto alla privacy e per lasciare facebook e bla bla bla... ma in realtà è con TE che ce l'hanno a morte.
Sto ovviamente parlando di (con) Mark Zuckerberg l'inventore di facebook, che dal 2009, ossia da quando il suo gioiellino ha chiuso per la prima volta il bilancio in attivo, deve aver annusato con troppo foga il profumo dei soldi, tant'è che si è preso la briga di mettere in atto una serie di operazioni tanto canagliesche quanto celate agli occhi degli stolidi utenti di massa.
Provate a immaginare quel "povero" ragazzetto di 26 anni che da un po' di tempo a questa parte è il più giovane miliardario d'America. Rintanato in casa con il cuscino schiacciato sopra la testa per non sentire, e fuori impazzano i cori: "Mark-Zu-cker-berg-pezzo-di-merda!" con la prosodia alterata e i tamburi che rintoccano "TAM-TAM-TAM-TAM-TA-TA-TA-TA-TAM!", e sappiamo bene quali andamenti triviali può prendere la marcia di un corteo.
L'offensiva è stata lanciata e, questo è il colmo, è partita proprio da facebook. Date un'occhiata a siti come FacebookProtest.com, o meglio QuitFacebookDay.com. Certo, per ora i numeri delle adesioni (qualche migliaio di persone) non dovrebbero spaventare il colosso con più di 400.000.000 di utenti in tutto il mondo.
Perché, allora, Zuckerberg si sente assediato?, si domanda Massimo Gaggi sul Corriere. Intanto perché imovimenti nel «web» sono sempre imprevedibili. Lo è stata la crescita tumultuosa di Facebook, società creata da uno studente e gestita fino a ieri — come racconta David Kirkpatrick in The Facebook Effect, un libro che uscirà negli Usa ai primi di giugno — con spirito felicemente goliardico. Un’impresa che, tra intuizioni geniali e mosse spregiudicate, è arrivata quasi al punto di lanciare un «takeover» su Internet ai danni di Google e degli altri protagonisti della rete.
Ma i colpi di scena potrebbero non essere finiti, prosegue Gaggi. E i prossimi potrebbero andare in un’altra direzione: cinquemila che se ne vanno sono pochi, ma venerdì scorso erano cento e l’altro ieri mille. Tra essi, poi, ci sono molti «blogger» che fanno tendenza come Jason Rojas e Cory Doctorow.
Per adesso, però, Zuckerberg non molla: la possibilità degli utenti di difendere la propria «privacy» su Facebook rimane legata a laboriose procedure indicate da un regolamento che, come nota ironicamente il New York Times, è più lungo della Costituzione americana. Ieri, però, un portavoce ha detto che la società sta studiando a fondo il problema. Intanto sul mercato arrivano le applicazioni di «softwaristi» indipendenti che semplificano le procedure di tutela della «privacy»: per ora Facebook non le avalla. Ma nemmeno le condanna.
Per adesso, però, Zuckerberg non molla: la possibilità degli utenti di difendere la propria «privacy» su Facebook rimane legata a laboriose procedure indicate da un regolamento che, come nota ironicamente il New York Times, è più lungo della Costituzione americana. Ieri, però, un portavoce ha detto che la società sta studiando a fondo il problema. Intanto sul mercato arrivano le applicazioni di «softwaristi» indipendenti che semplificano le procedure di tutela della «privacy»: per ora Facebook non le avalla. Ma nemmeno le condanna.
Il "poverino" si rintana ma non molla. Forse perchè sa bene come andrà a finire... finisce con me che torno sul mio profilo facebook perché ho appena richiesto l'amicizia ad una fica allucinante con due tette da paura che è nata in Austria ma vive a Miami e adora l'Italia. Oh sììììì, adora l'Italia...







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