lunedì 24 maggio 2010

Modernità tattile, ovvero: "Se non ti lecchi le dita godi solo a metà"


"Non sentiamo più le voci del passato, perché abbiamo le dita nelle orecchie".

Così chiude un un bell'articolo su Marshall McLuhan in Wired.it.

Secondo il compianto D.F. Wallace, con l'era della televisione eravamo diventati degli inguaribili voyeur, ma con l'era del tablet (più prossima che presente, ma l'Ipad non ha solo aperto una porta... ha sfondato un portone!) torneremo a mettere le mani, o meglio, le dita, ben dentro la pasta della nostra vita. E sia! Eccoci qui, bricoleur palpeggianti!

C'è però un passo che mi lascia perplesso. Lo cito: "La lunga storia dell'umanesimo (e con questo termine intendo l'emergere della coscienza individuale come prodotto derivato del nostro linguaggio e della nostra letteratura) finisce quando torniamo, in modo futuristico, a fare tutto con le mani".

L'umanesimo così inteso equivale al tessuto (o meglio, la trama) di tutta l'esperieza umana, ma gli scambi di esperienze non finiranno certo quando torneremo a fare tutto con le mani. Anzi, questo balzo in avanti non fa altro che riportarci indietro alle modalità di condivisione delle nostre origini ("tribali", vedi McLuhan). Infatti, secondo la filogenesi sensoriale, tutti i sensi dell'uomo derivano da un sistema sensorio tattile originario (quando si dice: "toccare con lo sguardo" o "afferrare una parola"). Le nostre dita allora stanno tornando ad essere le  "protesi tecnologiche" ideali per la comunicazione, le propaggini rivolte verso il mondo che portano avanti il nostro linguaggio, la nostra letteratura. Sì, ma... e allora?

E allora stiamo riscoprendo le nostre radici e per farlo abbiamo bisogno di un costante rinnovamento tecnologico. E meno male che sta per finire l'era (televisiva) dei guardoni, mentre inizia quella dei palpeggiatori... voglio dire, non c'è paragone tra uno "sguardo da lontano" e una toccatina come si deve, o no?!

"Se non ti lecchi le dita godi solo a metà"!!! (cit.)


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