venerdì 26 novembre 2010

Geek Thanksgiving


Oggi qui negli States si festeggia il thaknsgiving day (il giorno del ringraziamento) in cui tutti gli Americani rendono grazie ai doni forniti loro dal Signore in ricordo del primo raccolto favorevole che i padri pellegrini ottennero nel novembre del 1620.
C'è chi dice che l'elaborazione del mito del thanksgiving serviva innanzitutto (e forse serve tutt'ora) a tenere a bada i sensi di colpa dell'uomo bianco per aver sottratto con la forza il continente ai nativi.
Ma il thanksgiving day è soprattutto il giorno in cui le famiglie si riuniscono e si abbuffano (turkey in primis) fino a scoppiare.

E se sei un geek? Quelli di GeekDad (su Wired) pensano che, pur prestando attenzione alla famiglia, al cibo e a tutte le altre distrazioni, non bisogna smettere di essere geek. Con un piccolo sforzo è possibile lavorare alla propria geekiness anche in vacanza. Perciò ecco dieci suggerimenti per dire delle cose assolutamente geeky durante la festa (non el traduco perché non ho voglia...)

1. “When someone asks you if you want pie, you say ‘YES!’”
2. “Another helping? Inconceivable!”
3. “I say we take off and nuke the yams from orbit. It’s the only way to be sure.”
4. “The stuffing is with you, young Skywalker. But you are not a Jedi yet.”
5. “Ach, Captain, I’m givin’ her all the gravy she’s got!”
6. “Rolls? Where we’re going, we don’t need … rolls.”
7. “That’s no turkey. It’s a space station.”
8. “I find your lack of cranberry sauce disturbing.”
9. “These aren’t the creamed onions you’re looking for.”
10. “Dammit, I’m a doctor, not a dish washer!” (Let us know if this one works; we’re too chicken to try it).

Questi qui sono VE-RA-MEN-TE geek!!!

martedì 23 novembre 2010

Pepsi Pepsi Pakistan!

Ecco il mio nuovo post da West Coast Tales (rubrica/diario di Finzioni Magazine).



Proprio oggi è online il nuovo numero di Granta (winter 2010, issue 113) che raccoglie The Best of Young Spanish-Language Novelist. Avete già sentito parlare di Granta, no? Si tratta di una rivista storica fondata nel lontano 1889 da alcuni studenti della Cambridge University. Da allora ha raccolto i testi dei più grandi scrittori che vi vengono in mente, e ancora oggi è considerata da tutti come The magazine of the new writing. Come al solito non è facile trovarla nelle librerie italiane, ma è arrivata per vie traverse grazie alla mediazione di una casa editrice attenta e lungimirante come minimum fax (vedi ad esempio United Stories of America. 21 scrittori per il 21° secolo, che corrisponde all’issue 97: Best of Young American Novelists 2).
Seppur già acquistabile online, la rivista sarà disponibile nei negozi inglesi dal 25 novembre e in quelli americani dal 6 dicembre. Questo mi dà modo di scrivere qualcosa sul numero precedente di Granta (autumn 2010), che ho comprato la settimana scorsa e che non ho ancora finito di leggere (il jet lag è duro da smaltire e ogni tanto vengo preso da incontrollabili attacchi di narcolessia).
L’issue 112 si chiama Pakistan ed è una raccolta delle migliori voci in grado di raccontare uno dei posti più dinamici ma allo stesso tempo instabili del pianeta. Tra gli scrittori ci sono vincitori di premi Nobel, vincitori di premi Pulitzer, ci sono nipoti di ex eroi nazionali, ma un racconto in particolare ha destato la mia attenzione. L’autrice si chiama Kamila Shamsie, nata a Karachi, attualmente vive a Londra, già autrice di cinque romanzi, per l’occasione ha scritto un racconto che si chiama Pop Idols. In Pop Idols vengono narrati i cambiamenti politici e sociali del Pakistan dal 1981 ad oggi attraverso i saliscendi delle pop star locali. C’è il primo music video del duo Nazia e Zoheb Hassan, velocemente stroncato dal dittatore ultra-conservatore Zia ul-Haq. C’è una pop star del calibro di Junaid Jashed, che sembra in tutto e per tutto un divo occidentale, ma che poi cade nell’oscurità del fondamentalismo (e si ritrova – ah! che ipocrisia! – con la barba e tutto a sgranocchiare delle patatine per un commercial). C’è Salman Ahmad, che ha scritto il libro Rock & Roll Jihad. A Muslim Rock Star’s Revolution.
Potrei fermarmi qui, ma come posso non citare i passaggi televisivi dei Vital Signs, la prima boy band pakistana. I quattro bellocci in questione hanno riadattato la loro canzone più famosa (Dil Dil Pakistan, che suono più o meno come "Cuore cuore Pakistan") secondo le esigenze del maggiore sponsor della TV di stato. E ora beccatevi i Vital Signs che cantano a squarciagola Pepsi Pepsi Pakistan!


lunedì 22 novembre 2010

News from L.A.

Ormai sono a Los Angeles da più di due settimane. Sono venuto ufficialmente "in cerca di fortuna", per stendere un progetto cinematografico insieme ad un amico regista (insieme abbiamo girato Vidor, già che ci sono vi mostro il trailer).




Mentre i due soggetti su cui stiamo lavorando si compongono con lentezza, ho colto questa buona occasione per lanciare una nuova rubrica su http://www.finzionimagazine.it/. Si chiama West Coast Tales, l’unica rubrica di Finzioni con una expiration date ben precisa e dichiarata: da consumarsi preferibilmente entro il 15 dicembre 2010, ovvero la data in cui lascerò L.A. e le sue spiagge dorate per tornare nell’uggiosa e nebbiosa pianura padana.
west Coast Tales è un diario, è una raccolta di succose news letterarie provenienti dal panorama americano, ed è anche una rassegna stampa delle più interessanti riviste che si trovano sugli scaffali di tutti i Barbes & Noble & Co. che punteggiano la città degli angeli.
Se cliccate su questo link (QUI) potete trovare i primi 8 giorni, ovvero i primi otto articoli.
Vi tengo aggiornati!

martedì 2 novembre 2010

L'invasione delle carpe assassine

Tra un paio di giorni parto per Los Angeles in cerca di fortuna... e so già come trovarla.
Un paio di giorni fa è stato mandato in onda un allarmante servizio sull'invasione delle carpe assassine... ovviamente su Studio Aperto!
Le fameliche carpe asiatiche killer non si fanno scrupoli nell'attaccare i poveri malcapitati che vogliono passare un tranquillo week end di paura. Gli abitanti del Michigan sono costretti a difendersi come possono... guardate un po' qui:



La paura dilaga e le carpe volanti conquistano anche una pagina su facebook... siamo proprio fottuti!
Certo, una cosa del genere potrebbe finire solo su Studio Aperto... un servizio del genere solo in un telegiornale italiano... solo la nostra televisione può produrre questri mostri aberranti (e non parlo necessariamente delle carpe). Ma io credo che ci sia qualcosa di buono in tutto questo. Penso che sotto sotto si nasconda un'idea folgorante... dalla televisione al cinema una storia del genere potrebbe fare il BOTTO! Degna del miglior Ed Wood!
Ne potrebbe venire fuori un'opera veramente transmediale... altroché! E allora ecco il mio blockbuster da proporre ai produttori di Hollywood: "L'invasione delle carpe assassine"... successone assicurato al botteghino... ;D
A presto!